Il “modello” NoGraziePagoIo

E’ per tutti evidente che siamo in una situazione economica sempre più difficile per l’intero comparto sanitario; la formazione in Sanità, che da sempre è stata largamente supportata dall’industria privata, rischia di subire una notevole contrazione anche a causa delle recenti prese di posizione di Assobiomedica in risposta ai tagli varati dall’Esecutivo per il settore biomedicale. In uno scenario che sembra destinato a subire inevitabili cambiamenti abbiamo chiesto agli operatori sanitari del gruppo “NoGraziePagoIo” di raccontarci la loro esperienza:

Com’è nata l’idea di formare questo gruppo?

L’idea è nata nel 2004 all’interno dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP), che da anni dibatteva al suo interno sui temi del conflitto di interesse, specialmente in relazione alle industrie che producevano sostituti del latte materno e alimenti per l’infanzia in generale. Un piccolo gruppo si rese disponibile a impegnarsi in un tentativo di portare fuori dall’ACP questo dibattito, avendo chiaro che il problema del conflitto di interessi era molto più ampio e coinvolgeva l’intero mondo che ruota attorno alla salute.

Ci rendevamo conto che il rapporto tra operatori sanitari e industria del farmaco era oggetto di crescente attenzione in tutto il mondo, sia per i possibili conflitti di interesse ad esso sottesi che per l’influenza che i mezzi di promozione dell’industria possono avere sul comportamento degli operatori sanitari, anche senza che essi ne siano consapevoli. Da più parti erano nati gruppi spontanei di operatori sanitari che cercavano di diffondere informazioni su questi temi, mentre in Italia il dibattito era relegato in ambiti ristretti e faticava a trovare spazio per un dibattito sereno e approfondito.

Qual è il vostro obiettivo?

L’obiettivo primario è quello di fornire informazioni e documentazione sulle conseguenze della mancata “gestione” del conflitto di interessi in medicina. Contrariamente a quanto comunemente crede la maggior parte degli operatori sanitari, esiste ampia documentazione della possibile influenza da parte dell’industria del farmaco sul comportamento dei singoli medici, di gruppi, di Associazioni di ammalati e di cittadini, fino alle Istituzioni, attraverso le più svariate modalità di promozione. Noi crediamo, proprio per questo, che non solo i medici e gli operatori sanitari in genere debbano essere informati; le informazioni dovrebbero essere veicolate diffusamente e capillarmente in modo che tutti i cittadini siano informati.

Vi ponete delle regole di comportamento nei confronti dell’Industria dettate da principi di trasparenza e indipendenza. Avete un organo di controllo o si basa tutto sulla fiducia e l’appartenenza al gruppo?

L’adesione al gruppo è volontaria e chi accetta di far parte del gruppo dovrebbe condividere regole e obiettivi; non esiste all’interno un organo di controllo, non ne abbiamo mai sentito la necessità. E’ chiaro che se qualcuno cambia idea o non si rispecchia nella “filosofia” del gruppo si farà da parte.

Secondo voi può esistere una formazione totalmente obiettiva?

Quando si parla di formazione in Italia in genere si fa riferimento all’Educazione Medica Continua (ECM) che per la maggior parte è sponsorizzata dall’industria e quindi, per definizione, non può essere “obiettiva”; l’indipendenza della formazione da logiche di mercato  dovrebbe, viceversa, essere un obiettivo della sanità pubblica che dovrebbe guardare solo verso l’interesse generale della collettività; interesse anche economico, visto che è dimostrato che i contatti tra industrie e medici comportano sempre un aumento della spesa sanitaria. La nostra ipotesi invece è che si possa fare completamente a meno della sponsorizzazione privata se l’ECM è organizzata: in lavoro a piccoli gruppi, in reparto, in ambulatorio, in laboratorio, nelle sedi dei servizi territoriali; con obiettivi di miglioramento della qualità dell’assistenza, che si raggiungono con gruppi di lavoro tra pari, basati sull’esame critico e sul confronto della propria pratica clinica (audit e feed-back), con stage, con metodologie appropriate di formazione sul campo (progetti di miglioramento e di ricerca-intervento finalizzati a risolvere criticità, adozione concordata di protocolli, ecc).

La vostra risposta al conflitto di interesse è stata “No grazie pago io”.  Lo ‘slogan’ sul vostro sito è “una delle risposte possibili, non l’unica, non la migliore, LA NOSTRA”. Quali altre soluzioni potrebbero esserci?

Con questo messaggio noi vogliamo dire che, a nostro parere, una volta che si è preso coscienza del problema, un operatore sanitario dovrebbe evitare qualsiasi “collusione” economica con l’industria. Ma non vogliamo apparire i primi della classe…Noi che abbiamo aderito crediamo che non esistono alternative.

Oggi più dell’80% della formazione Ecm è realizzata con il supporto dell’industria. Questo pone numerosi interrogativi sull’indipendenza dei contenuti formativi. Al tempo stesso la formazione di qualità costa e spesso i medici/operatori sanitari non sono abituati a pagarsela di tasca propria. Come risponde il vostro gruppo a questa problematica, in questo periodo di crisi concreta più che mai?

Bisogna intendersi su cosa vuol dire formazione di qualità. Quello che finora è costato moltissimo sono i congressi e i corsi di formazione; come detto in precedenza, altri sistemi formativi andrebbero ricercati con minori costi e maggiore resa. C’è poi da ricordare che le Aziende Sanitarie hanno al loro interno gli Uffici Formazione; una ricerca a macchia di leopardo condotta dai Nograzie lo scorso anno ha mostrato che non tutti gli uffici hanno a disposizione l’1% del monte salari previsto dalla legislazione vigente; tuttavia, la gran parte degli uffici contattati non arrivano a spendere tutto il budget e alcune ne spendono meno del 50%! Questo vuol dire che il ricorso alle sponsorizzazioni è talmente insito nella mentalità della classe medica che spesso non si pensa neppure di percorrere le normali vie istituzionali per trovare le risorse per la formazione. Può anche voler dire che le industrie offrono così facilmente il loro supporto da non permettere a chi organizza neanche di pensare che un altro modo è possibile.

Gli sponsor/l’industria del farmaco non sono l’unica causa del conflitto d’interesse. Possono intervenire anche il denaro, la fama e la carriera. Contro tutto questo non basterebbe la deontologia professionale?

Non può che trovarci d’accordo. Del resto basterebbe rileggere quanto è scritto nel Codice Deontologico: “Il medico deve evitare ogni condizione nella quale il giudizio professionale riguardante l’interesse primario, qual è la salute dei cittadini, possa essere indebitamente influenzato da un interesse secondario. Il conflitto di interesse riguarda aspetti economici e non, e si può manifestare nella ricerca scientifica, nella formazione e nell’aggiornamento professionale, nella prescrizione terapeutica e di esami diagnostici e nei rapporti individuali e di gruppo con industrie, enti, organizzazioni e istituzioni, nonché con la Pubblica Amministrazione.

Il medico deve:

– essere consapevole del possibile verificarsi di un conflitto di interesse e valutarne l’importanza e gli eventuali rischi;

– prevenire ogni situazione che possa essere evitata;

– dichiarare in maniera esplicita il tipo di rapporto che potrebbe influenzare le sue scelte

consentendo al destinatario di queste una valutazione critica consapevole.

Il medico non deve in alcun modo subordinare il proprio comportamento prescrittivo ad accordi economici o di altra natura, per trarne indebito profitto per sé e per altri.”

Il modello che proponete è concretamente realizzabile su scala nazionale?

Noi pensiamo che il nostro modello sia proponibile anche se con gradualità, ogni viaggio piccolo o grande che sia inizia da un primo passo, al momento non sappiamo dove ci porterà ma abbiamo fiducia di essere sulla strada giusta. Negli Stati Uniti è già legge il Sunshine Act che dal prossimo anno obbligherà le case farmaceutiche a mettere online tutti i compensi devoluti ai medici a qualsiasi titolo.

Il cittadino potrà così verificare se il suo medico curante ha beneficiato di sovvenzioni che evidentemente deve ricambiare, diciamo così, con una attitudine prescrittiva nei confronti dello sponsor. Potrebbe essere un obiettivo anche per il nostro paese, anche se pensiamo che il cambiamento più serio debba avvenire per scelta e convinzione personale più che con norme imposte.

Iniziative per promuoverlo?

Siamo sicuri che il massimo sforzo debba essere riservato nei riguardi di chi domani sarà medico, pensiamo agli studenti  di medicina che in 6 anni di corso non hanno quasi mai affrontato temi del genere. Con il gruppo di Coordinamento dei Nograzie stiamo preparando un testo corredato da immagini da proporre, su richiesta, in ambito universitario. Crediamo che sia più facile non prendere un vizio che cercare di perderlo. Purtroppo quello del conflitto di interessi, soprattutto con le case farmaceutiche, è un vizio molto facile da prendere perchè comodo e piacevole: viaggi pagati, pranzi gratuiti, accesso ai Congressi senza tasse di iscrizione, omaggi vari…una volta entrati in questo giro è molto difficile uscirne e molti di noi lo sanno per esperienza personale. Meglio poterci ragionare su prima di iniziare la professione, quando la giornata lavorativa sarà avara di momenti per la riflessione.

(Intervista collettiva agli operatori sanitari del gruppo “NoGraziePagoIo” a cura di Valeria Fornarelli)

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5 pensieri su “Il “modello” NoGraziePagoIo

  1. Ringrazio il gruppo “NoGraziePagoIo” per averci dato il suo punto di vista su una formazione senza sponsor. Pur rispettando questa posizione, personalmente ritengo che il loro approccio possa essere utile per la condivisione di esperienze all’interno di gruppi di lavoro ristretti (reparti, ambulatori, laboratori, sedi di servizi territoriali). Ma quando si affrontano tematiche più complesse e l’obiettivo è quello dell’aggiornamento su linee guida o percorsi clinici innovativi, il coinvolgimento di relatori che rappresentino l’eccellenza per quel determinato argomento non può che arricchire la qualità della formazione. E l’eccellenza, volenti o nolenti, costa…

    1. E se l’eccellenza costa, quale via più semplice che vendersi per pagarla?
      Anche la dignità costa; chi può permettersi tutto? A qualcosa bisogna pur rinunciare.
      Alla migliore qualità di cura dei pazienti, per esempio, in nome della eccellenza;
      alla massima efficienza della spesa per la salute, in cambio dell’eccellenza della formazione:
      alla professionalità, in nome della massima competenza professionale, o dei suo simulacro.
      Vero *Alfredo R.*?
      (alfredo chi?)

  2. Questo blog è nato, nel febbraio del 2011, con l’obiettivo di creare uno spazio di incontro e riflessione sulle tematiche della Formazione in Sanità. In quest’anno e mezzo il clima delle discussioni è sempre stato, pur nella differenza di vedute, sereno ed aperto. In questo spirito ho chiesto ad una nostra giornalista di intervistare il “Gruppo NoGraziePagoIo” al quale, mi sembra, sia stato dato ampio spazio per raccontare la propria esperienza. Esperienza che trovo, tra l’altro, interessantissima. Detto questo, mi auguro che ci sia la possibilità anche di commentare questa esperienza senza ritenere, da parte di alcuni, di essere depositari di verità assolute e/o detentori unici di patenti di eticità. Daniele, tornando alla questione che tu hai affrontato con tanta veemenza, io credo che molti problemi si risolverebbero se, come accade in altri settori professionali, ognuno iniziasse a pagarsi la formazione di tasca propria. Non credi “Daniele A.”? (daniele chi?) 🙂

  3. “l’eccellenza, volenti o nolenti, costa…”, leggevo.
    Quei puntini mi hanno tirato per il collo a completare, andando un passo oltre quel che era scritto nell’articolo-intervista. Risposta d’impulso e immeditata.
    Troppo veemente? Non avrei voluto: voglio essere discutibile e discusso, non scavalcare la discussione, per carità.
    Da visitatore non assiduo, non ho riconosciuto in Alfredo R. l’anima stessa del blog.
    Convengo sull’opportunità che le persone si facciano carico della propria formazione, e credo che ciò determinerebbe una riduzione dei costi. Non mi sfugge che potrebbero temersi altri problemi per alcune fasce di utenti.
    Mi scuso dunque per l’enfasi e per la dabbenaggine. Non me ne vogliate.
    Daniele A.
    (Daniele Agostini, medico, Bologna)

  4. Gentilissimo Daniele, in un mondo che sempre più spesso agisce “a sua insaputa”…, trovo la sua replica molto, molto apprezzabile. La invito a continuare non solo a seguirci ma ad alimentare il dibattito con sempre nuovi spunti. Colgo anzi l’occasione per invitare tutti i membri del gruppo “NoGraziePagoIo” a raccontarci le loro singole esperienze. In uno scenario che sta cambiando, abbiamo davvero tutti la necessità di capire se può esistere un’altra modalità per erogare una formazione di qualità. Alfredo Russo (blogger e provider Ecm)

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