Il codice deontologico e i misteri di Farmindustria….

brunocb-sherlock-holmes-tux-5975Come noto a molti di voi, lo scorso 23 ottobre Farmindustria pubblicava l’aggiornamento del suo Codice Deontologico che poneva, rispetto alla precedente edizione, ulteriori ed ancor più restrittivi paletti all’utilizzo delle sedi congressuali.

L’ormai famoso articolo 3.5 recita infatti “Per quanto riguarda l’individuazione delle località congressuali relativamente alle manifestazioni organizzate direttamente dall’azienda, quest’ultima dovrà fornire al Comitato di controllo nel corso di una eventuale istruttoria, ragionevoli motivazioni di ordine scientifico, logistico ed organizzativo che hanno ispirato la scelta della località stessa. In nessun caso è consentita l’organizzazione di iniziative scientifiche aventi anche finalità di tipo turistico.

E’ vietata l’organizzazione o la sponsorizzazione di eventi congressuali che si tengano o che prevedano l’ospitalità dei partecipanti in strutture quali: Resort, Navi, Castelli che si trovino al di fuori del contesto cittadino, Masserie , Agriturismo, Golf Club, Strutture termali o che abbiano come attività prevalente servizi dedicati al Benessere o SPA.

Pensando alle tante strutture alberghiere (a volte anche modeste) che negli ultimi anni hanno ampliato la loro offerta dotandosi di servizi dedicati al Benessere (termine enormemente ampio nella sua genericità), si può capire l’effetto negativo di una simile risoluzione in un periodo che già manifesta evidenti segnali di sofferenza per tutto il settore della convegnistica.

Sia ben inteso, non siamo qui a difendere gli interessi delle strutture alberghiere che, sia pur legittimi, lasciamo alle rispettive associazioni di categoria.

Quello che vogliamo evidenziare, dal punto di vista dei provider e delle agenzie congressuali, sono le difficoltà che una simile normativa crea rendendo complicata la selezione di strutture che rientrino nei suddetti parametri.

Forse proprio a fronte di queste considerazioni, nonché delle pressioni di alcune associazioni di categoria, Farmindustria ha cercato di “smussare” la portata del famigerato articolo 3.5.

E qui iniziano i misteri:

 Il primo mistero è del 12 febbraio quando Farmindustria pubblica sul suo sito, nella stessa pagina del Codice Deontologico, un file dal titolo “Rubrica domande & risposte” nel quale si chiariscono alcuni punti del Codice Deontologico (clicca qui per vedere il documento).

E, proprio in merito al punto 3.5, si scrive (con la classica formula “a domanda risponde”):

Domanda : come deve intendersi il divieto di organizzare o sponsorizzare eventi congressuali che si tengano o che prevedano l’ospitalità dei partecipanti in strutture termali o che abbiano come attività prevalente servizi dedicati al benessere o SPA?  

Risposta: Tale divieto non riguarda le località termali in senso stretto ma unicamente quelle strutture alberghiere che offrano in via esclusiva o prevalente servizi termali o finalizzati al benessere. Qualora si presentassero casi dubbi, le aziende potranno comunque sottoporre, come di consueto, con congruo anticipo, una richiesta di parere al Comitato di controllo.

Dopo pochissimi giorni questo file scompare dal sito di Farmindustria.

Il secondo mistero è del 13 febbraio quando Associazioni di categoria del settore alberghiero diffondono fra i loro associati un comunicato con oggetto: “Convegni medici. Derogata per un anno l’entrata in vigore delle nuove misure previste dal Codice deontologico di Farmindustria” (clicca qui per vedere il documento)

In realtà, rispetto a quanto riportato nell’oggetto del comunicato, la deroga è di portata ridotta limitando l’applicazione a ”manifestazioni congressuali di livello nazionale o internazionale che prevedano un numero di iscritti superiore a 500 e che siano organizzate direttamente da Società scientifiche nazionali o internazionali (multisponsor)”.

Questa limitazione a tipologie particolari di congressi può piacere o non piacere ma resta una libera e legittima scelta di Farmindustria; quel che non si capisce, è perché anche di questa notizia, che coinvolge sia gli associati che gli operatori del settore, non si trovi traccia nel sito Farmindustria….!

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