I provider ed il problema della rappresentanza

urneUna delle questioni da tempo sollevate e che trova ampio consenso tra i colleghi, è la mancanza di un rappresentante dei Provider in Commissione Ecm.

Il mancato coinvolgimento dei Provider, quanto meno a livello consultivo, è cosa infatti alquanto bizzarra se si pensa che questi non sono parte accessoria del sistema di Formazione Continua in Sanità, ma il perno sul quale esso si fonda.

In realtà la colpa è anche nostra.

Diverse volte, anche da questo blog, ho invitato i Provider a trovare una “casa comune” con l’intento di poter arrivare a numeri significativi che dessero peso alle nostre azioni.

Ma la tendenza registrata è sempre stata quella del frazionamento in gruppi e/o associazioni più meno grandi, ma nessuna con numeri tali da poter legittimamente esprimere la “voce” dei Provider.

Federcongressi, tra gli invitati istituzionali alla prossima tavola rotonda “La Commissione incontra gli Stakeholder del Sistema Ecm” della 5a Conferenza Nazionale sulla Formazione Continua in Medicina, raccoglie poco meno del 10% dei Provider privati.

Non va meglio A.I.P.E. con un 6% di rappresentanza.

Lo stesso gruppo Linkedin dei “Professionisti dell’Ecm”, che sicuramente può vantare numeri interessanti (più di 3.300 iscritti), ha un profilo di iscritti molto eterogeneo ed in fondo una scarsa capacità rappresentativa .

Credo che ognuna delle associazioni o gruppi citati, abbia fatto in questi anni e continui a fare un ottimo lavoro, ma il problema resta quello dei numeri.

E’ necessario che i Provider abbandonino la vecchia logica dell’orticello e si uniscano. Non importa se con Federcongressi, con A.I.P.E., con Linkedin o in una nuova realtà associativa. L’importante è che facciano “massa critica” perché si possa diventare interlocutori credibili ed ascoltati dalle Istituzioni.

Può un’associazione che raggruppa solo il 10% dei Provider privati parlare a nome e per conto della categoria?

Potremo anche continuare a piangerci addosso perchè nessuno ci interpella, ma onestamente, oggi come oggi, chi potrebbe essere chiamato legittimamente al tavolo della Commissione come rappresentante di tutti i Provider privati?

E nella famosa logica del “divide et impera” la nostra voce resterà, ancora una volta, soltanto un fastidioso sibilo……

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5 pensieri su “I provider ed il problema della rappresentanza

  1. Hai perfettamente ragione Alfredo, servirebbe qualcuno che sposi la causa e raccolga consensi. Forse il limite delle altre proposte (Federcongressi e AIPE) è il loro carattere di associazioni datoriali, con iscrizione a titolo oneroso e servizi vari offerti agli iscritti.
    Probabilmente a noi servirebbe solamente una casa comune in cui si discutano esclusivamente gli aspetti relativi all’ECM e al ruolo dei provider, null’altro.

  2. Carissimo Alfredo. Ti rispondo in qualità di presidente AIPE.
    È veramente improbabile che qualcuno non sia d’accordo con te, vorrebbe dire essere veramente miopi!
    Purtroppo è altrettanto vero che superare le distinzioni e le gelosie da orticello è molto difficile, personalmente sono anni che cerco di portare allo stesso tavolo i pochi soggetti che si presentano come rappresentanti ma senza risultati.
    L’AIPE è sempre stata disponibile e continuerà nel suo tentativo di consociare, confederare o (in qualsiasi altra forma si voglia) unire i provider.
    Sono e sarò sempre sia come Marco Bresciani sia come presidente AIPE a diposizione di tutti i colleghi, quando si vuol partire…. io ci sono e con la massima apertura a tutte le soluzioni.

  3. Carissimo Marco, l’ipotesi che prospetti di una confederazione potrebbe essere la più realistica. Resta il problema dei numeri e per questo credo che la vera sfida, sulla quale dobbiamo impegnarci nei prossimi mesi, sia quella di stimolare nei provider una cultura associativa che coaguli tutti, seppure nella diversità di scelte associative, intorno ad un progetto comune.

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